Le 5 esperienze meno turistiche da fare in Tunisia

Un popolo, mille anime. La Tunisia è un mondo di colori e gentilezza, di storia e domande. La Tunisia è un universo che mi ha ammaliato.

Un viaggio on the road insieme ad alcuni ragazzi tunisini conosciuti durante un’esperienza di viaggio con Giosef Italy che appena arrivati ci hanno chiesto: “volete un viaggio turistico o da veri tunisini?”. Così, lontano dai sentieri più frequentati e dai classici circuiti turistici abbiamo conosciuto la Tunisia più autentica, fatta di gente che ci apriva la porta di casa e di cibo mangiato con le mani “la forchetta di Allah. Un’esperienza basata sull’incontro e sulla scoperta, sulla socialità e sulla comprensione.

La prima cosa da fare non appena si arriva in un Paese così diverso dal nostro dovrebbe essere sospendere il giudizio, accantonare i concetti di giusto o sbagliato lasciarsi rapire dalla curiosità e dalla voglia di vivere l’emozione della diversità. Per alcuni la percezione di caos e scarso senso dell’organizzazione potrebbe essere destabilizzante, ma lasciatevi andare e apritevi alle scoperte. Grazie a questo spirito posso essere qui oggi a raccontarvi le 5 esperienze meno turistiche da fare in Tunisia!

1) UNA NOTTE IN SPIAGGIA “ALLA TUNISINA”

I tunisini sono un popolo gentile, ma gentile davvero. In 12 giorni sono stata circondata da gente che mi apriva la porta, mi offriva cibo, mi versava l’acqua. Alla base della loro cultura ci sono valori nobili, quelli dell’ospitalità, della tolleranza e della gioia di stare in compagnia. In quei giorni ci siamo sentiti pienamente ospiti del popolo, non solo delle persone che già conoscevamo. Abbiamo dormito nei divani di amici di amici di amici, mangiato a tavola con una stirpe di parenti, abbiamo chiesto indicazioni stradali a ”Google Ask” il nostro modo di chiedere informazioni ai passanti. Abbiamo vissuto veri momenti “alla tunisina”, come una notte in spiaggia a guardare le stelle e sognare mondi nuovi.

Mi ha colpito piacevolmente vedere il loro modo di stare insieme. Ogni sera, gli amici si riuniscono: qualche birra, qualcosa da mettere sotto i denti e un bel sorriso. Si sta in spiaggia, si canta, si balla, si suona con strumenti improvvisati, si recita, si raccontano esperienze, si mostrano foto dei figli fino al mattino. Il 70% delle volte arriva la polizia in quad, chiede i documenti, controlla che non ci sia alcol (o che sia nascosto molto bene) e va via. Allora la festa continua!

2) MATRIMONIO TUNISINO

Il nostro amico è in ritardo, ma qui vicino stanno festeggiando il matrimonio di un amico di mio cugino, volete andare?”. Non serve neanche avvisare in Tunisia quando hai ospiti, così ci ritroviamo tra le musiche e le paillettes di un matrimonio tunisino. Faccio un passo indietro, le nozze in Tunisia durano quasi una settimana e sono scandite da un rituale quasi fisso:

  • le amiche della sposa le portano i regali
  • la sposa porta il corredo nella nuova casa
  • la sposa viene coccolata da amiche e parenti nell’hammem
  • lo sposo va a casa della futura moglie con una banda musicale e tanti regali
  • viene firmato il contratto di matrimonio dal notaio
  • la festa finale

La sala era abbellita di mille colori, di fronte alle tavole imbandite era stato montato una sorta di palcoscenico su cui gli sposi sono rimati tutta la serata. Ballavano, ricevevano amici e parenti per i selfie di rito e si sedevano su un divano preziosissimo chiamato tazdira.

3) GUSTARE L’OASI

Google Ask” non è proprio efficientissimo, per cui, nonostante la partenza all’alba, quando siamo arrivati alle porte del Sahara era già quasi buio. Fremevo dalla voglia di vedere il deserto, l’ho sognato così tanto tempo, ma era tardi e l’unica soluzione era fermarsi in un’oasi. Le palme si scorgevano da lontano e quando siamo arrivati ad attenderci c’erano una decina di uomini seduti attorno ad un frigo rigirato a mo’ di tavolo. Il tramonto è stato straordinario, con dei colori così vivi e completamente immerso nel silenzio, mentre il tempo appariva quasi fermo, sospeso nell’eterno. Abbiamo passato la serata ad assaporare l’immensità del cielo sahariano, illuminato da una quantità di stelle di cui troppo spesso dimentichiamo l’esistenza, mentre scacciavamo le infinite zanzare e ammiravamo la vita che resiste nel cuore del deserto. Stare all’interno di un’oasi è un po’ come temporeggiare davanti alla porta dell’Universo. Non vedevo l’ora che fosse il giorno seguente per poter esplorare il Sahara, ma al tempo stesso godevo di quella pace surreale.

4) BARBECUE BEDUINO

Proprio in quell’oasi ho assistito a una delle più belle espressioni della cultura beduina: cucinare il cibo sotto la sabbia nei “forni terresti”. Si chiama Zarb ed è l’antico metodo di cottura delle tribù indigene della penisola arabica. Un grosso buco nella terra e qualche mattone a delimitarlo formano il nostro forno, dentro il quale vengono messi agnello e coniglio insieme a patate e verdure varie, poi ricoperti da cartone e sabbia. Tutto assume tratti cerimoniali: nessuna luce, nessuna chiacchiera, nessun utensile poiché le popolazioni nomadi avevano la necessità di viaggiare leggeri.  Dopo qualche ora la sabbia viene spazzata via con una foglia di palma secca, strato dopo strato si apre questo forno nel cuore del Sahara finché un profumo piccante e saporito c’invade totalmente. L’atmosfera si riempie di aromi di spezie, mentre piccoli soffi di vapore galleggiano nell’aria arida. Come cucinare, anche mangiare è un’esperienza comunitaria: attorno ad un tavolo improvvisato, gomito a gomito gustiamo (rigorosamente con le mani) il frutto di questo suggestivo barbecue beduino.

 

5) SAHARA A PIEDI

La Porta d’accesso al Sahara ha un nome e una localizzazione precisa: si chiama Douz, cittadina appartenente al Governatorato di Kébili che rappresenta il confine tra mondo civile e aridità. Fatta la vostra scorta d’acqua, respiro profondo e via verso un viaggio nel nulla… o nel tutto.

Potete scegliere di vivere il deserto in modi diversi: ho visto persone “travestite” da beduini quasi fosse Carnevale, altri cavalcare cavalli agghindati per non so quale festa, altri ancora fare gare di quad. Sono modi diversi di vivere il viaggio, non c’è giusto o sbagliato. Io ho inizialmente scelto di andare in dromedario e dopo pochi minuti ho avvertito una sensazione di delusione. Mi sono goduta la breve e movimentata passeggiata in groppa all’animale simbolo del Deserto e poi sono andata a piedi. Ecco, in questo momento è iniziato il mio deserto!

A chi sa guardare, quell’aspra distesa di sabbia offre infiniti spunti di riflessione. È la natura che gioca l’ultima battaglia con la vita, è l’immenso che t’invade, ti affascina e ti spaventa. Ad ogni passo il paesaggio sembra follemente uguale e diverso al tempo stesso, percepivo qualcosa che mi spingeva ad andare avanti anche se mi sentivo perdutamente perduta.
Ho provato a raccontarvi meglio le mie sensazioni in quest’altro articolo pur consapevole che ogni esperienza è personale e stupendamente soggettiva. Una cosa però è certa: se ti avventuri nel deserto a piedi, non torni mai del tutto uguali a quando sei partito.

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Federica Miceli
Siciliana, innamorata del mondo.

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