Conosciamoci!
Ho comprato un biglietto di sola andata per il Perù con la stessa leggerezza con cui, qualche tempo dopo, ho passato due ore a verificare orari, tratte e possibili imprevisti nella metro tra l’aeroporto di Singapore e la città.
Nel primo caso viaggiavo da sola. Nel secondo stavo portando un gruppo. E queste due personalità convivono meglio di quanto sembri.
Viaggio, scrivo e coordino gruppi dall’altra parte del mondo con un livello di preparazione che i miei viaggiatori trovano rassicurante e i miei amici leggermente eccessivo. Poi torno sempre in Sicilia, che è il posto da cui sono partita e quello in cui, con una certa ostinazione, finisco per rientrare.
I posti che cerco
Le destinazioni che mi interessano di più sono quasi sempre quelle che richiedono di spiegare a qualcuno perché ci sono andata. Ho un debole per quello che rimane ai margini: la bassa stagione, i paesi da quattro case, le strade secondarie, i cammini, i posti dove arrivare richiede due passaggi in più rispetto a scendere davanti all’hotel.
Questo non mi rende una cercatrice di luoghi segreti. Del resto, quando un posto viene definito “gemma nascosta” per la cinquantesima volta su Instagram, trovo ragionevole supporre che qualcuno l’abbia trovato.
Mi interessano piuttosto i luoghi che riescono ancora a raccontare qualcosa di sé e mi interessa attraversarli ricordandomi che esistevano prima del mio arrivo e continueranno tranquillamente a esistere dopo la mia partenza. Qui non leggerai spesso che “il tempo si è fermato”. Il tempo, fortunatamente, continua quasi sempre a fare il suo lavoro. Quello che trovo interessante succede proprio mentre il tempo fa quello che sa fare: un autobus che non passa, un programma da rifare da capo, un pranzo con cibo di cui non conosco il nome condiviso con persone incontrate quaranta minuti prima.

Come viaggio
C’è una cosa che provo a ricordarmi ogni volta che arrivo da qualche parte: io sono di passaggio, per qualcun altro quella è casa. Già solo questo pensiero cambia parecchie cose. Chiedere prima di fotografare qualcuno invece di dare per scontato che faccia parte del paesaggio. Studiare le abitudini del posto prima di arrivarci. Rispettare spazi, animali e sentieri anche quando non c’è nessuno a controllare.
Non viaggio in modo perfetto e diffido un po’ di chi sostiene di farlo. Prendere un aereo ha un impatto e non ho intenzione di raccontarmi il contrario. Quello su cui ho margine è come entro in un posto, cosa consumo e cosa lascio quando me ne vado.
Quando coordino un gruppo questa responsabilità diventa ancora più forte: non sto soltanto mostrando un luogo a qualcuno. Sto anche contribuendo, nel mio piccolo, al modo in cui le persone che viaggiano con me entreranno in relazione con quel luogo. E questa parte del viaggio mi interessa molto più dell’itinerario.
Alla fine, mi interessano soprattutto le persone
Quando torno da un viaggio, quello che mi resta più a lungo ha quasi sempre un nome e un volto. Della settimana nella Foresta Amazzonica ricordo il nome di chi guidava la barca meglio di qualsiasi tappa dell’itinerario. Qualcuno che mi ha raccontato la propria storia in una lingua che nessuno dei due parlava particolarmente bene. Un gruppo con cui ho condiviso settimane dall’altra parte del mondo. Un’amicizia nata in un posto dove non pensavo di tornare e dove poi sono tornata.
Ho 7 tatuaggi e più o meno una volta a settimana ne desidero un altro. Tutti hanno un valore enorme, ma le due parole stampate sul braccio, “stay human”, le ho scelte molto prima di capire quanto mi sarebbero servite. Oggi significano soprattutto ricordarmi che conoscere il mondo serve a poco, se ogni volta che incontri qualcosa di diverso cerchi solo conferme di quello che pensavi già. E io voglio viaggiare anche per mettere le mie certezze davanti a qualcosa che non avevo considerato prima.
Ma quindi che lavoro faccio?
Lavoro con le parole e con le immagini. Creo contenuti, scrivo, costruisco strategie editoriali e racconto territori, progetti e attività cercando di far assomigliare il racconto a quello che c’è davvero.
Sono accompagnatrice turistica abilitata e coordino viaggi di gruppo con KeTrip. Ho firmato progetti di promozione territoriale e collaborazioni con enti di promozione turistica e brand del settore, in Italia e all’estero. Insegno Instagram e TikTok Marketing in un master in turismo, il che significa passare parecchio tempo a spiegare perché una destinazione non si racconta come si racconta una mozzarella.
Posso passare mezz’ora su una frase di cinque parole. Non sono certa che sia sempre una qualità, ma è più o meno tutto quello che c’è da sapere sul mio metodo di lavoro.
Alla fine di questo papello, chi sono?
Sono una persona che fa troppe domande, apre troppe mappe, si entusiasma davanti a qualsiasi destinazione di cui sa poco e cambia idea con una frequenza che rende difficile fare programmi a lungo termine.
Quello che scrivo qui è quasi sempre la parte che non avevo messo in conto. Le deviazioni, le persone, le domande rimaste aperte, i posti che meritano di essere attraversati con un po’ più di attenzione. E qualche disavventura, perché quelle sembrano trovarmi con una certa costanza.
Il resto spero di raccontartelo di persona 🙂
